Bilancio di un inizio
Il film è pronto. E in questo che dovrebbe essere l’inizio avverto già la necessità di esprimere un bilancio. Ma nel tracciarlo non penso al film ma all’esperienza nell’averlo fatto. Al di là di ogni retorica o facile suggestione…è stata un’esperienza straordinaria. Non riesco a trovare altre parole per definire l’avventura che mi ha accompagnato in questi ultimi 3 mesi. Da quando la ‘folle’ idea di fare un film mi ha rapito, sino a ieri, ultimo giorno degli ultimi ritocchi della post produzione, sono passati 3 mesi. Veloci come il lampo di un temporale estivo. In egual modo rigeneranti. In novanta giorni, da quando in un tardo pomeriggio montanaro e piovoso di fine ottobre pensai di mettere in moto questa avventura è accaduto tutto. Scrivere la sceneggiatura, coinvolgere altri compagni di viaggio, impostare la produzione, fare i sopralluoghi per individuare le location, pensare al cast, alla troupe, alle maestranze e poi insieme iniziare a girare il film con le intemperie di un dicembre davvero rigido, e poi il montaggio, le musiche, la post produzione, e poi la promozione..e la Prima! Tutto questo con pochi…pochissimi soldi. Tutto questo nel tempo che solitamente si impiega solamente per girarlo un film di un’ora e quarantacinque con un cast di più di quaranta persone e in costume. Una sfida, una scommessa, un miracolo, una follia, un sogno…tutte queste parole sembrano darsi appuntamento e riecheggiare in questa avventura. Per questo è stata un’esperienza straordinaria. Il film oramai è un’opera…e nel momento in cui il travaglio finisce e l’opera nasce…non ci appartiene più. Ne conserveremo per sempre la paternità ma sono creature che iniziano ad avere una vita propria e non ci appartengono più. L’opera appartiene ormai ad ogni spettatore. Ogni singolo spettatore che si imbatterà con essa ne prenderà e gliene darà un valore. Qualsiasi esso sia. E del film non sento l’urgenza di parlare perché forse, èd è anche questo straordinario, il solo fatto di averlo girato e prodotto dimostra che proprio noi (cast e troupe) siamo stati i primi ad aver imparato la lezione della storia che abbiamo raccontato. È una lezione che abbiamo imparato mentre la ‘raccontavamo’: vale sempre la pena darsi per la corrispondenza nella quale si crede! Qualsiasi essa sia. In un momento così difficile per la nostra regione, in un periodo storico in cui sembra sempre più che gli artisti e gli operatori culturali rappresentino un peso e non una risorsa, sono contento di aver avuto la forza e a tratti l’incoscienza di andare oltre le difficoltà. Di non aver ancora gettato la spugna ma di aver addirittura rilanciato e sono strabiliato nel vedere quante persone siano salite, con forza e incoscienza, sulla carovana di questa follia. Rilanciando con me. Lanciando un messaggio chiaro e sereno. Un messaggio di bellezza. Un messaggio di ingegno e operatività. Di talento e umiltà. Di serietà e generosità. Un’esperienza straordinaria nel senso etimologico del termine. Evidentemente fuori dall’ordinario. Produrre e girare un film. Un lungometraggio. Un film in costume, ambientato 2010 anni fa, con più di venti attori e altrettante comparse. Con cavalli, asini, pecore. Con musiche originali. Con quasi ottanta persone tra cast, troupe e varie collaborazioni. Ed è un film abruzzese. Interamente girato in Abruzzo e con un cast, chi per origine chi per adozione, interamente abruzzese. E’ un film indipendente. Ed è un film povero. E così andava fatto. La storia che raccontiamo lo esigeva. Una storia in bianco e nero. Credo che se avessi avuto un milione di euro a disposizione avrei girato questo film nello stesso modo e negli stessi tempi. Abbiamo allestito e girato il film nello stesso tempo con cui Sartre ha scritto e allestito il testo teatrale che ci ha ispirato. Nello stesso tempo e nello stesso periodo. In sei settimane a cavallo tra un novembre e un dicembre di 70 anni fa. Al freddo e nel fango. Solo così questa storia poteva essere raccontata. Solo così mi andava di farlo. Non so se questo film sia straordinario. Non credo. Non sta a me dirlo. Non so. Ma l’averlo fatto sì. Questo lo è.
Pescara, 23 Gennaio 2010 Milo Vallone |